Le tenebre dentro di noi
Voto complessivo: ⭐️.5Dramma: 💧💧Sugar: 🧁Spice: 🌶️
Tropes and vibes: fantasy romance - enemies to lovers - forced proximity - hidden powers
Ho amato Le Ombre tra di noi, per cui ero curiosa di leggere il secondo volume, ma il mio entusiasmo è presto scemato.Chrysanthra, rimasta opportunamente vedova, per prima cosa si dedica alla ristrutturazione dell’imponente maniero della famiglia Demos, e per seconda, prova per un paio di mesi i professionisti di un nuovo bordello di lusso, e lo chiama emancipazione. Beh, mia cara, l’emancipazione è tutt’altra cosa, diversa dal fare tutto quello che ci si aspetta un uomo farebbe al tuo posto. L’ho trovato squallido, e non perché è una donna; è un po’ il bue che dice cornuto all’asino, e non mi basta che l’autrice faccia dire al preferito che un uomo non potrebbe desiderare di meglio. Mi hanno annoiato anche le continue prediche su ciò che può fare un uomo e quello che viene negato a una donna: che petulanza! “È colpa degli uomini” è il mantra che viene costantemente ripetuto. Sono stata più volte sul punto di abbandonare la lettura, esasperata. È impossibile simpatizzare con la protagonista: è meschina, ipocrita, piena di livore, e la sua generosità con la servitù è solo per assicurarsi un pubblico adorante. Ha sposato un vecchio malato solo perché convinta che avrebbe tirato le cuoia entro breve, e dopo due mesi, dato che non si decideva a lasciare questa valle di lacrime, c’ha pensato lei. Quando il nipote perduto si presenta, non fa altro che sbraitare perché qualcuno può portarle via i soldi e le proprietà, qualcosa per cui ha duramente lavorato e si è sacrificata dati i due mesi di matrimonio con un vecchio confinato in un letto, che, ripetiamo, lei ha fatto di tutto per sposare solo per appropriarsi del suo patrimonio. Mi vergogno io a scriverlo. E sempre per non perdere ciò che considera suo, non esita a rivelare il segreto dell’uomo che ama, sapendo che la cosa gli costerà la vita. Il denaro e il potere prima di tutto! Ti amo, ma non togliermi la tenuta e la possibilità di spendere e spandere a mio piacimento, altrimenti ti faccio secco! È così vuota che non merita venga di essere vista come un’antieroina. In pratica, più proseguivo nella lettura, più la disprezzavo.Sorvoliamo sulla risoluzione finale, imbarazzante come poche altre.Non mi sorprende che poi Tricia Levenseller abbia scritto un libro come What the Fury Brings (non vi preoccupate: non c’è assolutamente il rischio che io possa leggerlo).Insomma, questo libro è troppo intriso di feminine rage e femminismo di facciata, meschinità e bassezze, per risultare godibile, ma probabilmente sono questo ormai le vibes su cui l’autrice ha deciso di puntare. Fortunatamente è un romanzo breve, per cui non ci ho sprecato troppo tempo.
Tropes and vibes: fantasy romance - enemies to lovers - forced proximity - hidden powers
Ho amato Le Ombre tra di noi, per cui ero curiosa di leggere il secondo volume, ma il mio entusiasmo è presto scemato.Chrysanthra, rimasta opportunamente vedova, per prima cosa si dedica alla ristrutturazione dell’imponente maniero della famiglia Demos, e per seconda, prova per un paio di mesi i professionisti di un nuovo bordello di lusso, e lo chiama emancipazione. Beh, mia cara, l’emancipazione è tutt’altra cosa, diversa dal fare tutto quello che ci si aspetta un uomo farebbe al tuo posto. L’ho trovato squallido, e non perché è una donna; è un po’ il bue che dice cornuto all’asino, e non mi basta che l’autrice faccia dire al preferito che un uomo non potrebbe desiderare di meglio. Mi hanno annoiato anche le continue prediche su ciò che può fare un uomo e quello che viene negato a una donna: che petulanza! “È colpa degli uomini” è il mantra che viene costantemente ripetuto. Sono stata più volte sul punto di abbandonare la lettura, esasperata. È impossibile simpatizzare con la protagonista: è meschina, ipocrita, piena di livore, e la sua generosità con la servitù è solo per assicurarsi un pubblico adorante. Ha sposato un vecchio malato solo perché convinta che avrebbe tirato le cuoia entro breve, e dopo due mesi, dato che non si decideva a lasciare questa valle di lacrime, c’ha pensato lei. Quando il nipote perduto si presenta, non fa altro che sbraitare perché qualcuno può portarle via i soldi e le proprietà, qualcosa per cui ha duramente lavorato e si è sacrificata dati i due mesi di matrimonio con un vecchio confinato in un letto, che, ripetiamo, lei ha fatto di tutto per sposare solo per appropriarsi del suo patrimonio. Mi vergogno io a scriverlo. E sempre per non perdere ciò che considera suo, non esita a rivelare il segreto dell’uomo che ama, sapendo che la cosa gli costerà la vita. Il denaro e il potere prima di tutto! Ti amo, ma non togliermi la tenuta e la possibilità di spendere e spandere a mio piacimento, altrimenti ti faccio secco! È così vuota che non merita venga di essere vista come un’antieroina. In pratica, più proseguivo nella lettura, più la disprezzavo.Sorvoliamo sulla risoluzione finale, imbarazzante come poche altre.Non mi sorprende che poi Tricia Levenseller abbia scritto un libro come What the Fury Brings (non vi preoccupate: non c’è assolutamente il rischio che io possa leggerlo).Insomma, questo libro è troppo intriso di feminine rage e femminismo di facciata, meschinità e bassezze, per risultare godibile, ma probabilmente sono questo ormai le vibes su cui l’autrice ha deciso di puntare. Fortunatamente è un romanzo breve, per cui non ci ho sprecato troppo tempo.
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