Voto complessivo: ⭐️⭐️⭐️⭐️
Dramma: 💧💧💧.5
Sugar: 🧁🧁🧁
Spice: 🌶️🌶️🌶️
Tropes and vibes: dark rom-con - romantic suspense - small-town romance - grumpy x grumpier - he falls first - touch her/him and die
Finito Tourist Season, non potevo non gettarmi su Harvest Season, appena pubblicato in lingua originale, ma ahimè dovrò aspettare per il volume conclusivo, ancora senza titolo e senza una data ufficiale di uscita.
Come spesso accade con i secondi libri di una trilogia, anche Harvest Season sa un po’ di riempitivo: la trama non procede poi così tanto, se non negli ultimi capitoli, cosa facile da prevedere, ma per lo meno è piacevole approfondire la vita del pittoresco Cape Carnage con tutti i suoi macabri appuntamenti stagionali. Un volume che rappresenta la calma prima della tempesta, e che però riesce a tenere alti l’interesse e la suspense grazie alla minaccia costante rappresentata dal villain. Dopo la rivelazione in chiusura del precedente volume, il lettore è all’erta, ma i protagonisti ancora non sanno che c’è un insospettabile pericolo nell’ombra.Sul fronte romance, i due piccioncini possono assaporare qualche sprazzo di normale vita casalinga, anche se la consapevolezza che prima o poi Nolan dovrà ritornare alla sua vita in Tennessee è una spada di Damocle, così come i tanti interessanti alle misteriose sparizioni di Cape Carnage. Abbiamo momenti teneri e altri piccanti al punto giusto.
Veniamo ora al punto dolente. Non mi è piaciuto che a inizio volume Harper avesse ancora delle riserve (insomma, il fatto che Nolan si fosse guadagnato la sua fiducia era per me qualcosa di assodato ormai); credevo che la cosa si fosse poi risolta, date le continue rassicurazioni a parole e dimostrazioni nei fatti di Nolan, ma ecco poi che basta pochissimo per far crollare tutto. Mi spiace, ma non è convincente, ed è un espediente fin troppo banale per far andare avanti la storia e tenere in sospeso il lettore.
Mantengo un voto alto nonostante questo grosso neo, perché aspetto il volume conclusivo per decidere se abbiamo troppo menato il can per l’aia, oppure se ne è valsa la pena.
Dramma: 💧💧💧.5
Sugar: 🧁🧁🧁
Spice: 🌶️🌶️🌶️
Tropes and vibes: dark rom-con - romantic suspense - small-town romance - grumpy x grumpier - he falls first - touch her/him and die
Finito Tourist Season, non potevo non gettarmi su Harvest Season, appena pubblicato in lingua originale, ma ahimè dovrò aspettare per il volume conclusivo, ancora senza titolo e senza una data ufficiale di uscita.
Come spesso accade con i secondi libri di una trilogia, anche Harvest Season sa un po’ di riempitivo: la trama non procede poi così tanto, se non negli ultimi capitoli, cosa facile da prevedere, ma per lo meno è piacevole approfondire la vita del pittoresco Cape Carnage con tutti i suoi macabri appuntamenti stagionali. Un volume che rappresenta la calma prima della tempesta, e che però riesce a tenere alti l’interesse e la suspense grazie alla minaccia costante rappresentata dal villain. Dopo la rivelazione in chiusura del precedente volume, il lettore è all’erta, ma i protagonisti ancora non sanno che c’è un insospettabile pericolo nell’ombra.Sul fronte romance, i due piccioncini possono assaporare qualche sprazzo di normale vita casalinga, anche se la consapevolezza che prima o poi Nolan dovrà ritornare alla sua vita in Tennessee è una spada di Damocle, così come i tanti interessanti alle misteriose sparizioni di Cape Carnage. Abbiamo momenti teneri e altri piccanti al punto giusto.
Veniamo ora al punto dolente. Non mi è piaciuto che a inizio volume Harper avesse ancora delle riserve (insomma, il fatto che Nolan si fosse guadagnato la sua fiducia era per me qualcosa di assodato ormai); credevo che la cosa si fosse poi risolta, date le continue rassicurazioni a parole e dimostrazioni nei fatti di Nolan, ma ecco poi che basta pochissimo per far crollare tutto. Mi spiace, ma non è convincente, ed è un espediente fin troppo banale per far andare avanti la storia e tenere in sospeso il lettore.
Mantengo un voto alto nonostante questo grosso neo, perché aspetto il volume conclusivo per decidere se abbiamo troppo menato il can per l’aia, oppure se ne è valsa la pena.
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