Voto complessivo: ⭐️⭐️⭐️⭐️.5Dramma: 💧.5Sugar: 🧁🧁🧁Spice: 🌶️🌶️
Trope: fake dating - friends to lovers - opposites attract - partnership in crime - slow burn - forced proximity
Peter e Petra, amici da sempre, realizzano di essere innamorati a poche settimane dal matrimonio di lui. Lasciano tutto e partono per l’Italia. Che storia romantica! Beh, non sono dello stesso avviso Daphne e Miles, i rispettivi partner, mollati su due piedi. Daphne ha pure perso la casa, di proprietà di Peter, e non le rimane che trasferirsi proprio da Miles (mal comune, mezzo gaudio).Come se non bastasse, dopo neanche 6 settimane, arriva l’invito al matrimonio dei due ex. Per quanto odino l’idea, non possono non partecipare, se non vogliono fare la figura dei perdenti. Andare da soli è fuori discussione, per cui non rimane che una soluzione: fingersi una coppia…
Funny Story, ovvero la versione edulcorata di Innamorati cronici (Addicted to love). Nel film, Meg Ryan e Matthew Broderick si alleavano per rovinare la vita ai rispettivi ex, diventati una coppia; qui, invece, Miles e Daphne non covano nessuna vendetta, il che è un peccato: che volete farci, sono di un’altra generazione, e non mi scandalizzo per un po’ di meschinità.Battute a parte, il finto fidanzamento di Miles è Daphne ha il solo scopo di salvar loro la faccia, e non farli passare per quelli che si piangono addosso dopo una rottura.
Non è il tipico fake dating, dove i due protagonisti si trovano a dover fingere davanti ad altre persone per convincerle di essere una coppia; qui, la messa in scena è solo per Peter e Petra, imbastita per il giorno delle nozze e, al massimo, per eventuali incontri non previsti; chiunque graviti intorno a Miles e Daphne sa qual è la verità.
La frequentazione tra i due personaggi, quindi, è qualcosa di indipendente. Daphne, trasferendosi a Waning Bay, è sempre stata solo e unicamente il più uno di Peter; non ha amici propri, e non ha nemmeno mai visitato posti che non fossero in qualche modo di Peter. Con la rottura ha perso tutto, e Miles, sapendo che è intenzionata a trasferirsi altrove, decide di farle conoscere la città e nuove persone; non deve rinunciare a un lavoro che le piace nella biblioteca cittadina solo perché l’ex non le ha mai permesso di mettere radici.Ecco così che Funny Story è anche a metà tra lo small town e il found family, perché per Daphne non c’è solo una nuova storia d’amore, e per la prima volta nella vita, dopo un’infanzia e un’adolescenza in giro per gli USA, si permette di creare dei legami e essere parte di qualcosa.
Rispetto ad altri libri della Henry, qui c’è un po’ più di spice, comunque sempre contenuto rispetto a tante altre autrici.
C’è persino una punta di comicità.
Non mi ha convinto il third act break up, che ho trovato artificioso: dovrebbe mettere in evidenza le insicurezze dei protagonisti che prendono il sopravvento, ma finisce per essere qualcosa che avrebbe potuto essere evitato davvero con poco.
Ad ogni modo, giudizio sempre positivo, nonostante qualche piccolo neo.
Trope: fake dating - friends to lovers - opposites attract - partnership in crime - slow burn - forced proximity
Peter e Petra, amici da sempre, realizzano di essere innamorati a poche settimane dal matrimonio di lui. Lasciano tutto e partono per l’Italia. Che storia romantica! Beh, non sono dello stesso avviso Daphne e Miles, i rispettivi partner, mollati su due piedi. Daphne ha pure perso la casa, di proprietà di Peter, e non le rimane che trasferirsi proprio da Miles (mal comune, mezzo gaudio).Come se non bastasse, dopo neanche 6 settimane, arriva l’invito al matrimonio dei due ex. Per quanto odino l’idea, non possono non partecipare, se non vogliono fare la figura dei perdenti. Andare da soli è fuori discussione, per cui non rimane che una soluzione: fingersi una coppia…
Funny Story, ovvero la versione edulcorata di Innamorati cronici (Addicted to love). Nel film, Meg Ryan e Matthew Broderick si alleavano per rovinare la vita ai rispettivi ex, diventati una coppia; qui, invece, Miles e Daphne non covano nessuna vendetta, il che è un peccato: che volete farci, sono di un’altra generazione, e non mi scandalizzo per un po’ di meschinità.Battute a parte, il finto fidanzamento di Miles è Daphne ha il solo scopo di salvar loro la faccia, e non farli passare per quelli che si piangono addosso dopo una rottura.
Non è il tipico fake dating, dove i due protagonisti si trovano a dover fingere davanti ad altre persone per convincerle di essere una coppia; qui, la messa in scena è solo per Peter e Petra, imbastita per il giorno delle nozze e, al massimo, per eventuali incontri non previsti; chiunque graviti intorno a Miles e Daphne sa qual è la verità.
La frequentazione tra i due personaggi, quindi, è qualcosa di indipendente. Daphne, trasferendosi a Waning Bay, è sempre stata solo e unicamente il più uno di Peter; non ha amici propri, e non ha nemmeno mai visitato posti che non fossero in qualche modo di Peter. Con la rottura ha perso tutto, e Miles, sapendo che è intenzionata a trasferirsi altrove, decide di farle conoscere la città e nuove persone; non deve rinunciare a un lavoro che le piace nella biblioteca cittadina solo perché l’ex non le ha mai permesso di mettere radici.Ecco così che Funny Story è anche a metà tra lo small town e il found family, perché per Daphne non c’è solo una nuova storia d’amore, e per la prima volta nella vita, dopo un’infanzia e un’adolescenza in giro per gli USA, si permette di creare dei legami e essere parte di qualcosa.
Rispetto ad altri libri della Henry, qui c’è un po’ più di spice, comunque sempre contenuto rispetto a tante altre autrici.
C’è persino una punta di comicità.
Non mi ha convinto il third act break up, che ho trovato artificioso: dovrebbe mettere in evidenza le insicurezze dei protagonisti che prendono il sopravvento, ma finisce per essere qualcosa che avrebbe potuto essere evitato davvero con poco.
Ad ogni modo, giudizio sempre positivo, nonostante qualche piccolo neo.
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