Voto complessivo: ⭐️⭐️⭐️Dramma: 💧💧Sugar: 🧁.5Spice: 🌶️🌶️.5
Trope: romantasy- fae - vampire - magic - fated mates
Partiamo con una nota positiva. Per quasi due terzi del libro, Brimstone se l’è cavata meglio di Quicksilver. Il primo volume di Fae & Alchemy è un miscuglio di visto e rivisto; non è che il secondo diventi improvvisamente originale, ma per lo meno, ora che siamo nel vivo della storia, la sensazione di déjà vu percepita nella caratterizzazione del personaggi e nel background si affievolisce.Badate bene: ho scritto “per i primi due terzi”, perché poi, quando sarebbe ora di raccogliere quanto seminato, ecco che la situazione precipita: nulla quaglia, e molto di quello da cui ci aspettiamo qualcosa viene eliminato con uno schiocco di dita, come se l’autrice avesse deciso che non valeva la pena portare a compimento quella linea narrativa. Il risultato è un guazzabuglio senza fine.
Senza menar ulteriormente il can per l’aia, è soprattutto la sottotrama della Corte del Sangue a avermi deluso: perché perdere tanto tempo, se poi il risultato è… quello che è? La stessa caratterizzazione dei membri della corte lascia molto a desiderare, dato che vengono dipinti come i villain più mono dimensionali che possiate immaginare.
Saeris continua a avere power up così, a caso, senza una qualche logica che li giustifichi. E che leader! Magnanima e terrificante allo stesso tempo.Nessuna è mai stata o sarà come lei. Ovviamente sto scherzando.
Kingfisher e Saeris sono stucchevoli e costantemente preda dei propri ormoni.Perché hanno bisogno di fare səss0 anche nei loro sogni? Non ne fanno abbastanza da svegli?!? Lo spice non mi ha detto niente di che, però ho apprezzato il gore.
Qualcuno ha contato quante volte viene ripetuta la parola “mate”, e il risultato è 180; la seconda parola più usata, se dovessi sbilanciarmi, direi che è “maschio”, ma potrei sbagliarmi.
Non aiuta il fatto che lo stile dell’autrice sia alquanto prolisso, e le settecento pagine di questo secondo volume avrebbero avuto bisogno di una bella sfoltita.
Mi rendo conto che potrei andare avanti chissà quanto, elencando tutto quello che non mi ha convinto nella trama, ma ho deciso di fermarmi qui, perché è davvero troppo, e ho voglia di disintossicarmi il prima possibile.
Per onor di cronaca, non posso non menzionare le polemiche che hanno seguito l’uscita del libro, legate soprattutto a un editing praticamente assente, accompagnato da numerosi errori grammaticali (che, fortunatamente, non abbiamo nell’edizione italiana), e alla questione dei capitoli extra.I capitoli extra non dovrebbero avere un peso nell’economia della storia; dovrebbero essere un bonus che può anche essere omesso senza inficiare l’esperienza di lettura, e, soprattutto, non dovrebbe esserci una caccia al tesoro per assicurarseli.
Concentrandoci sull’edizione italiana, c’è un cruccio che mi ha accompagnato per tutta la lettura. Nel primo volume si è deciso di non tradurre quicksilver, ossia mercurio, forse per lasciare alla parola un che di misterioso; ora brimstone, zolfo, viene tradotto. La prima volta che l’elemento compare nel testo è semplicemente “zolfo”; quando poi emerge come qualcosa che avrà una rilevanza nella trama, ecco che si usa “brimstone”, immediatamente tradotto però come zolfo e non più usato. Per una maniaca dell’ordine e della disciplina come la sottoscritta, è una vera e propria stilettata.Aggiungo pure che a questo punto mi aspetto che il titolo del prossimo libro sia sale, ma lasciamo perdere.
Tirando le somme: siamo di fronte a una serie senza lode e senza infamia che vive grazie all’hyper che la circonda. La sostanza è poca, ma sa intrattenere, almeno quando non vi viene voglia di lanciare il libro dall’altra altra parte della stanza.
Trope: romantasy- fae - vampire - magic - fated mates
Partiamo con una nota positiva. Per quasi due terzi del libro, Brimstone se l’è cavata meglio di Quicksilver. Il primo volume di Fae & Alchemy è un miscuglio di visto e rivisto; non è che il secondo diventi improvvisamente originale, ma per lo meno, ora che siamo nel vivo della storia, la sensazione di déjà vu percepita nella caratterizzazione del personaggi e nel background si affievolisce.Badate bene: ho scritto “per i primi due terzi”, perché poi, quando sarebbe ora di raccogliere quanto seminato, ecco che la situazione precipita: nulla quaglia, e molto di quello da cui ci aspettiamo qualcosa viene eliminato con uno schiocco di dita, come se l’autrice avesse deciso che non valeva la pena portare a compimento quella linea narrativa. Il risultato è un guazzabuglio senza fine.
Senza menar ulteriormente il can per l’aia, è soprattutto la sottotrama della Corte del Sangue a avermi deluso: perché perdere tanto tempo, se poi il risultato è… quello che è? La stessa caratterizzazione dei membri della corte lascia molto a desiderare, dato che vengono dipinti come i villain più mono dimensionali che possiate immaginare.
Saeris continua a avere power up così, a caso, senza una qualche logica che li giustifichi. E che leader! Magnanima e terrificante allo stesso tempo.Nessuna è mai stata o sarà come lei. Ovviamente sto scherzando.
Kingfisher e Saeris sono stucchevoli e costantemente preda dei propri ormoni.Perché hanno bisogno di fare səss0 anche nei loro sogni? Non ne fanno abbastanza da svegli?!? Lo spice non mi ha detto niente di che, però ho apprezzato il gore.
Qualcuno ha contato quante volte viene ripetuta la parola “mate”, e il risultato è 180; la seconda parola più usata, se dovessi sbilanciarmi, direi che è “maschio”, ma potrei sbagliarmi.
Non aiuta il fatto che lo stile dell’autrice sia alquanto prolisso, e le settecento pagine di questo secondo volume avrebbero avuto bisogno di una bella sfoltita.
Mi rendo conto che potrei andare avanti chissà quanto, elencando tutto quello che non mi ha convinto nella trama, ma ho deciso di fermarmi qui, perché è davvero troppo, e ho voglia di disintossicarmi il prima possibile.
Per onor di cronaca, non posso non menzionare le polemiche che hanno seguito l’uscita del libro, legate soprattutto a un editing praticamente assente, accompagnato da numerosi errori grammaticali (che, fortunatamente, non abbiamo nell’edizione italiana), e alla questione dei capitoli extra.I capitoli extra non dovrebbero avere un peso nell’economia della storia; dovrebbero essere un bonus che può anche essere omesso senza inficiare l’esperienza di lettura, e, soprattutto, non dovrebbe esserci una caccia al tesoro per assicurarseli.
Concentrandoci sull’edizione italiana, c’è un cruccio che mi ha accompagnato per tutta la lettura. Nel primo volume si è deciso di non tradurre quicksilver, ossia mercurio, forse per lasciare alla parola un che di misterioso; ora brimstone, zolfo, viene tradotto. La prima volta che l’elemento compare nel testo è semplicemente “zolfo”; quando poi emerge come qualcosa che avrà una rilevanza nella trama, ecco che si usa “brimstone”, immediatamente tradotto però come zolfo e non più usato. Per una maniaca dell’ordine e della disciplina come la sottoscritta, è una vera e propria stilettata.Aggiungo pure che a questo punto mi aspetto che il titolo del prossimo libro sia sale, ma lasciamo perdere.
Tirando le somme: siamo di fronte a una serie senza lode e senza infamia che vive grazie all’hyper che la circonda. La sostanza è poca, ma sa intrattenere, almeno quando non vi viene voglia di lanciare il libro dall’altra altra parte della stanza.
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