Voto complessivo: ⭐️⭐️⭐️⭐️.5
Trama: 👍👍👍
Personaggi: 👦👦👦👦
Page turner: 📖📖📖📖
Suspense: 😱😱😱
Plot twist: 💡💡💡
«Hai ragione riguardo ai lettori, si sono attaccati agli aspetti più elementari e stereotipati di noi. La gente si ricorda di me per essere coraggiosa e ambiziosa, ma ignorano il fatto che sono anche impulsiva e dolorosamente sola. E Amy? La chiamano viziata, fallita, ma probabilmente avrà più successo di tutte noi messe insieme.»
Sono sempre un po’ sospettosa quando si tratta di retelling, perché la delusione è spesso dietro l’angolo. Stavolta, però, è andata bene.L’idea di una rivisitazione di Piccole Donne, ambientata ai giorni nostri e trasformata in un mystery ya, non è male.Se mi limito alla sola risoluzione del mistero, non nego che è banale, però il contorno riesce a essere avvincente e a tenere incollati alla pagina.Da un certo punto di vista, Beth is Dead è una riflessione sui tempi moderni, sulle polemiche che sempre più spesso accompagnano qualsiasi opera di fantasia, sulla ricerca di follower e del contenuto virale, nonché sulla mitizzazione di personaggi letterari e non.In fondo quello che si chiede Katie Bernet è: se Jo, Meg, Beth e Amy fossero delle ragazze in carne e ossa, come le vedremmo? Le renderemmo degli stereotipi o riusciremmo a coglierne la complessità, le sfumature?L’vermi fatto versare qualche lacrimuccia, gli è valso una mezza stella in più.
P.S. per chi se lo chiedesse: io sono sempre stata team Amy, e ho sempre mal sopportato Jo: chi rifiuterebbe Laurie?
«Ti stai sforzando troppo per essere all’altezza della Jo March del libro del papà, me lo hai detto tu stessa centinaia di volte: Meg non è il personaggio di un romanzo rosa, io non sono un angioletto, Amy non è la cattiva. Forse tu non devi essere a tutti i costi un’eroina.»
Trama: 👍👍👍
Personaggi: 👦👦👦👦
Page turner: 📖📖📖📖
Suspense: 😱😱😱
Plot twist: 💡💡💡
«Hai ragione riguardo ai lettori, si sono attaccati agli aspetti più elementari e stereotipati di noi. La gente si ricorda di me per essere coraggiosa e ambiziosa, ma ignorano il fatto che sono anche impulsiva e dolorosamente sola. E Amy? La chiamano viziata, fallita, ma probabilmente avrà più successo di tutte noi messe insieme.»
Sono sempre un po’ sospettosa quando si tratta di retelling, perché la delusione è spesso dietro l’angolo. Stavolta, però, è andata bene.L’idea di una rivisitazione di Piccole Donne, ambientata ai giorni nostri e trasformata in un mystery ya, non è male.Se mi limito alla sola risoluzione del mistero, non nego che è banale, però il contorno riesce a essere avvincente e a tenere incollati alla pagina.Da un certo punto di vista, Beth is Dead è una riflessione sui tempi moderni, sulle polemiche che sempre più spesso accompagnano qualsiasi opera di fantasia, sulla ricerca di follower e del contenuto virale, nonché sulla mitizzazione di personaggi letterari e non.In fondo quello che si chiede Katie Bernet è: se Jo, Meg, Beth e Amy fossero delle ragazze in carne e ossa, come le vedremmo? Le renderemmo degli stereotipi o riusciremmo a coglierne la complessità, le sfumature?L’vermi fatto versare qualche lacrimuccia, gli è valso una mezza stella in più.
P.S. per chi se lo chiedesse: io sono sempre stata team Amy, e ho sempre mal sopportato Jo: chi rifiuterebbe Laurie?
«Ti stai sforzando troppo per essere all’altezza della Jo March del libro del papà, me lo hai detto tu stessa centinaia di volte: Meg non è il personaggio di un romanzo rosa, io non sono un angioletto, Amy non è la cattiva. Forse tu non devi essere a tutti i costi un’eroina.»
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